Stefano De Luca: “Smetto col calcio giocato, sarò’ il vice di Massa”

Dopo ben 14 stagioni con la maglia della Lucky, Stefano De Luca, per tutti semplicemente “Rocca”, ha deciso di smettere col calcio giocato. “Sarò il braccio destro di Mister Remigio Massa”.

Vado subito al sodo, come è nata la decisione di appendere gli scarpini al chiodo? Nei mesi scorsi sembravi così determinato a ricominciare nonostante il problema al ginocchio?

Avevo una grandissima voglia di ricominciare è vero ma in questi mesi, durante le partitelle con gli amici, mi sono accorto che il ginocchio non rispondeva bene. Avevo quasi paura di fare i contrasti, del contatto fisico, e per un difensore non è l’ideale. Sono poi uno a cui piace allenarsi e dare sempre il massimo senza limitarsi. Il pensiero di dovermi allenare e giocare con questo “problema” mi stava facendo ragionare sul fatto che forse era il caso di smettere. Poi arrivò, manco a farlo apposta, la proposta di Mister Remigio Massa di fargli da vice allenatore. Mi sono preso un paio di settimane per pensarci e alla fine ho preso la deciso di accettare la proposta. Ancora adesso fatico a pensare di non essere più un giocatore ma credo sia la scelta giusta per me e per la squadra.

Cosa ti mancherà di più del calcio giocato?

Mi mancheranno tante, troppe cose. Dalla tensione prima della gara, a quei silenzi infiniti di quando si chiudeva la porta dello spogliatoio a quando il Mister chiamava la formazione. Mi mancherà prepararmi alla partita, tirarmi su i calzettoni, allacciarmi gli scarpini. Mi mancherà il riscaldamento, dare la carica ai compagni, i contrasti e pure qualche calcione rifilato al momento giusto. Mi mancherà esultare dopo i gol o le vittorie ma anche l’amarezza dopo una sconfitta che magari non ti faceva dormire la notte. Amo veramente tutto di questo sport, soprattutto la tensione che saliva ma che poi sfogavo in campo. La tensione, proprio questa mi mette più apprensione nel nuovo ruolo che andrò a ricoprire. Stando fuori dal rettangolo di gioco dovrò imparare a gestire questa tensione nel modo giusto.

Quanto è cambiata la terza categoria rispetto a quella che giocavi tu 15 anni fa?

Diciamo che è cambiata parecchio. Prima era più fisica, più “cattiva”, trovavi tanti volponi e mestieranti e le squadre non era così organizzate atleticamente. Poche squadre cercavano di giocare veramente a pallone, erano tutte battaglie. Ora il livello è molto più alto anche grazie alla presenza di tanti giovani e si è alzato decisamente il livello tecnico generale della categoria. Ora si corre decisamente di più!

 Hai indossato tante volta la fascia al braccio. Che vuole dire per te essere stato capitano e più nello specifico esserlo stato per la Lucky?

Essere capitano di una squadra significa innanzitutto essere un esempio in campo e fuori. Esserlo stato per la Lucky è stato per me un onore. Sono entrato in squadra che ero poco più di ventenne ed ora che ho 38 mi sento orgoglioso di quello che ho fatto e di esserne stato il capitano. E’ stato un pezzo bellissimo e importante della mia vita.

Ora il capitano della squadra è Luca Di Tommaso, cosa vorresti dirgli? Ha le caratteristiche giuste per essere la guida della squadra?

Sono contentissimo, innanzitutto, che sia proprio lui il capitano. Non sento di dovergli insegnare o dire nulla perché ha già dimostrato di avere le caratteristiche giuste per esserlo. E’ un trascinatore nato e dà sempre tutto per la squadra. E’ decisamente l’uomo giusto a cui cedere ufficialmente la fascia da capitano della Lucky!

Ti fermi dopo ben 14 stagioni, lasciando Bellucci e Fortini quali ultimi reduci della prima Lucky del 2002. Quale stagione fra le tante ricordi con più affetto e perché?

Oramai stiamo diventando vecchi ma possono dire ancora la loro! Comunque la stagione che ricordo più volentieri è stata quella con Mister Giovanni Buono, mi sembra fosse il 2009. E’ stata una grande stagione, ce la siamo giocata fino alla fine e ci qualificammo ai play-off per la promozione in seconda categoria. Purtroppo, però, perdemmo alle semifinali!

Facciamo un lungo passo indietro. Come sei arrivato alla Lucky?

Sono arrivato alla Lucky nel 2002, grazie a Marco Fortini che mi ha persuaso a suo modo per cominciare questa nuova avventura. Io venivo da due ottime stagioni, da titolare, con la Fidelis Marino nel campionato di Terza Categoria. Ho accettato perché il progetto che mi aveva esposto Marco mi sembrava una bella sfida da affrontare e perché sin dal primo momento in cui me ne ha parlato sentivo dentro di me una certa sintonia con il progetto.

I primi anni sono stati abbastanza duri, non ho mai pensato di mollare?

Dici bene, il primo anno è stato veramente tosto. Le abbiamo perse tutte eccetto una! Ricordo però ancora come fosse oggi la prima vittoria in casa a Vermicino contro il Gallicano per 3-2! Mi viene ancora la pelle d’oca ripensandoci. Sembrava quasi avessimo vinto il campionato a fine partita. Gente che festeggiava, chi chiamava amici e parenti per esultare… Per quanto riguarda la seconda parte della domanda non ho mai pensato di andarmene, credevo nel progetto e questa squadra ha da sempre qualcosa di magico. Ho sempre trovato gruppi fantastici di persone, delle vere e proprie famiglie. La Lucky ha veramente qualcosa di speciale.

Si sono succeduti diversi allenatori. A quale sei rimasto più legato e quello che secondo te ti ha dato di più calcisticamente.

Bella domanda! Non c’è nè uno in particolare ma voglio citare i quattro che penso abbiano lavorato meglio. Sicuramente Cesare Caselli, il primo allenatore che ha portato disciplina e risultati con la Lucky; poi Giovanni Buono, come detto, per la stagione che ci fece fare. Luca Lombardi perché è stato quello che più mi ha sorpreso. Non avrei mai pensato che da un giocatore “esuberante” come lui potesse venire fuori un allenatore così preparato, grintoso e con grandi doti motivazionali. Infine Remigio Massa, perché è stato il primo allenatore con cui ho parlato veramente tanto, è difficile trovare persone come lui sempre pronte al dialogo e disponibili al confronto. Il suo modo di gestirei il gruppo mi sorprese sin da subito.

A proposito di Massa. Immagino vi siate già sentiti per parlare del tuo ruolo, puoi anticiparci qualcosa?

Non voglio anticipare nulla ma posso dire che stiamo lavorando tanto per mettere in piedi una preparazione che definirei importante magari riuscendo, essendo in due, a fare lavori specifici in base al ruolo… ma credo di aver detto troppo! Per il resto cercherò di imparare il più possibile da lui e magari studiare qualcosa, non sono stato mai un grande comunicatore, ho badato sempre al sodo!

 Di giocatori ne hai visti passare a centinaia. Quello secondo te più forte quale è stato in tutti questi anni?

Domanda difficile perché in 14 anni ne ho visti veramente tanti! Se mi devo basare sulle sole doti tecniche secondo me il giocatore più forte che abbiamo mai avuto, per i miei gusti, è stato certamente Fabrizio Limiti. Tecnicamente era molto forte, due piedi fantastici, gli ho visto fare grandi numeri soprattutto in età più giovane. Non a caso è stato anche lui parecchie volte capitano della squadra!

Il giocatore, invece, che ricordi con più simpatia?

Ce ne sono tanti ma quello che più ricordo con affetto è sicuramente il mitico Fabio “Fabione” Meloni, il nostro portierone di tante stagioni. Mi faceva troppo ridere!

Qualche gol lo hai segnato. Ce n’è uno che ricordi in maniera particolare?

Ora che mi ci fai pensare non ricordo neanche quanti ne ho fatti in totale! Non ricordo bene quale stagione fosse ma giocavamo a Grottaferrata e in panchina c’era il Mister Mario Limiti (il padre del succitato Fabrizio Limiti). Giocavamo contro il Colle Del Sole allenato dal nostro precedente Mister Cesare Caselli. Segnai un gran gol di destro al volo, su calcio d’angolo del mio amico Adriano Berrettoni. Era il gol del momentaneo vantaggio e la partita fu poi vinta per 2-1.

Torniamo all’attualità. Sarai il braccio destro di Remigio Massa. Quali obiettivi ti sei dato per il futuro e cosa vorresti insegnare ai ragazzi quest’anno?

Al momento non ho ancora obiettivi chiari per il futuro… può essere pure che l’anno prossimo rimetto gli scarpini! (ridacchia)… tornando seri, quello che mi piacerebbe insegnare ai ragazzi è l’importanza della cultura del lavoro e degli allenamenti. Bisogna sempre allenarsi al meglio e dare tutto perché se poi lavori bene durante la settimana, i risultati arrivano. Specificamente per quello che è stato il mio ruolo in campo mi piacerebbe molto poter insegnare ai nostri difensori come si dovrebbe difendere e magari consigliargli anche qualche trucchetto del mestiere!

Chi ha secondo te le doti giuste della rosa attuale per prendere la leadership della linea difensiva?

Ci sono ottimi marcatori come ad esempio Pazienza o Terribili ma secondo me manca proprio la figura di un giocatore che sappia guidare la linea difensiva. Ho in mente chi potrebbe farlo e mi piacerebbe lavorarci durante questa stagione ma al momento non voglio fare nomi.

Cosa manca a questa squadra per diventare grande?

Credo manchi la giusta cattiveria agonistica, quella ferocia nella ricerca del risultato che fa la differenza nelle partite più tirate o nei momenti delicati della stagione. Poi credo che occorra migliorare la gestione delle partite, capire quando bisogna spingere per chiuderle oppure quando è necessario tenere botta. Spero e credo che in questi particolari possa insegarci molto il Mister Massa.

Mi hai detto che ci tenevi a raccontare un aneddoto importante, legato proprio alla Lucky?!?!

Si, è una cosa che sanno in pochi e che ci tengo a raccontare in questa occasione. Era il lontano 2003 e dopo una delle famose cene di squadra in una delle fraschette di Ariccia, io e due ex compagni decidemmo di andare a smaltire la cena e soprattutto il vino, facendo due passi al lago di Castel Gandolfo. Mentre chiacchieravamo, vidi in lontananza arrivare una macchina con all’interno due ragazze. Forse per l’alcool misi sul bordo della strada e feci l’autostop mostrando la mia gamba (faceva caldo ed ero in calzoncini)… la macchina si fermò ed iniziai a parlare con la guidatrice dell’auto… beh ed è stato proprio in quel momento che conobbi la mia attuale moglie Lusiana! Posso dire che se non avessi scelto di giocare con la Lucky magari non l’avrei mai incontrata!

Stefano, in conclusione, ci tengo a augurarti un grande in bocca al lupo per la nuova avventura ma sono certo che farai bene!

Crepi! e grazie a te per l’intervista, cercherò di fare il mio meglio! Magari quando deciderai di smette pure tu farai il secondo proprio a me… chi lo sa!!!

 

 

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