Simone Naddi – Dalla seconda categoria toscana al Mondiale per Club

La Storia di Simone Naddi, 52 anni, con un passato da portiere nei campetti della Toscana. Dalla scelta di andare in Nuova Zelanda per amore, fino ai 4 mondiali per Club.

“Qui non siamo professionisti e io faccio l’elettricista: per andare al Mondiale per Club mi è toccato prendere due settimane di ferie!” (Simone Naddi).

 Gli anni da calciatore

Ho sempre giocato al calcio, da quando sono bambino. E’ sempre stata un dipendenza per me, non posso farne a meno. Non mancavo mai ad un allenamento ed in campo ho sempre dato tutto.

Nella mia lunga carriera da portiere (22 anni) ho militato tra la prima e terza categoria toscana (con le casacche di Molinese, Lando 1974, Rinascita ’72 e tante altre). Non ho vinto molto, se non da giovanissimo, con un campionato nella categoria allievi ed uno con l’under 19. Il mio ricordo più bello, però, è sicuramente la vittoria del campionato di terza categoria con l’Albereta 72, squadra di Pelago, paese in provincia di Firenze. Lo ricordo con affetto perché vincemmo il campionato con la squadra del mio paese e con in campo tutti gli amici della mia infanzia. Fu un’annata incredibile, che non scorderò mai.

Gli anni da calciatore sono stati bellissimi non tanto per i risultati quanto per la possibilità che ho avuto di conoscere nuove persone e trovare nuove amicizie. Il gruppo, i compagni di squadra, lo spogliatoio sono la vera linfa di questo sport. Ho giocato con talmente tante persone che è difficile ricordarsene una in particolare. Ognuna di loro aveva qualcosa di diverso ed è proprio questo il bello di giocare in uno sport di squadra. Portiamo qualcosa di nostro, il nostro essere, ma allo stesso tempo possiamo imparare anche dagli altri. Qualcuno di loro è diventato mio caro amico e ci sentiamo ancora adesso nonostante la distanza.

Da giocatore ero abbastanza scaramantico ma credevo soprattutto nel duro lavoro, per avere dei risultati bisognava faticare durante la settimana! Ognuno di noi aveva il suo posto nello spogliatoio dove cambiarsi prima delle partite e guai se qualcuno osava rubarlo!

Decisi di smettere, dopo tre anni nel campionato amatori, quando iniziai a capire di non essere più all’altezza. Mi venne così la voglia di intraprendere una nuova avventura da allenatore. Volevo insegnare a qualcun altro ciò che avevo appreso in tutti quegli anni, insegnare il mio modo di giocare e di vivere il calcio. In quegli anni ho avuto modo di avere esperienze come allenatore dei portieri in alcune squadre della mia zona: Cavriglia, Poppi, Pontassieve.

Il distacco con il calcio giocato è stato così meno duro, perché sedendomi in panchina puoi ancora provare quel brivido, quell’emozione, quella morsa allo stomaco che hai da calciatore. Ancora adesso, dopo tanti anni, tutte le domeniche che la mia squadra scende in campo, riesco ancora a provare una forte emozione!

Il trasferimento in Nuova Zelanda

La domanda che tutti mi fanno è “Ma come sei finito in Nuova Zelanda?” Beh La risposta è solamente una: per amore! Mia moglie Héloïse è neozelandese ma avendo origini toscane veniva spesso in vacanza nel mio paese, Pontassieve, cittadina di circa 20mila abitanti a 13 chilometri da Firenze.

Ed è proprio li che ci siamo conosciuti. Dopo 13 anni in Italia voleva tornare a casa per stare vicino ai genitori e nel 2008 prendemmo così la decisione di trasferirci in Nuova Zelanda.

I primi tempi sono stati molto duri. Mi trovai catapultato in un pase con lingua (non parlavo una parola di inglese!), storia e cultura totalmente diverse rispetto a ciò che ero abituato a vivere in Italia.

Attualmente vivo in una zona vicino al centro della citta di Auckland, in una casa di 100 metri quadri con un giardino immenso. In Italia non ce l’avremmo mai potuto permettere! Ho due figlie adolescenti che frequentano scuole attrezzatissime con tanti spazi verdi e con un futuro con che offre tante opportunità in più rispetto all’Italia.

Non sarei credibile, però, se dicessi che non mi manca la mia patria. La famiglia e gli amici in primis e e chiaramente anche il cibo italiano! A proposito… qui a casa mia la pasta non manca mai!!

La Nuova Zelanda è un paese multi culturale che ti lascia vivere tranquillamente e senza stress. Questo naturalmente mi ha dato modo di integrarti facilmente. C’è voluto comunque qualche anno per abituarmi, soprattutto perché non parlavo inglese. Per fortuna poi c’è stato il calcio che è una lingua universale! Col fatto di essere italiano ho avuto la possibilità di allenare i giovani dell’ Auckland City F.C. poi nel 2013 si liberò un posto da preparatore dei portieri in prima squadra… feci un provino ed eccomi qua!

Non solo il rugby!

 

Il calcio attualmente è considerato ancora a livello dilettantistico. Qui non siamo professionisti tantè che il mio lavoro principale è l’elettricista mentre la sera mi dedico a preparare i portieri della mia squadra. Gli sport più seguiti sono ovviamente il Rugby seguito dal Cricket.

La situazione ultimamente sta leggermente cambiando. Tanti giovani si stanno avvicinando al calcio e da alcuni anni Sky trasmette almeno una partita a settimana del massimo campionato neozelandese, laNew Zealand Football Championship. La federazione si sta anche muovendo per far crescere il movimento sfruttando anche la visibilità che sta avendo la mia squadra al FIFA Club World Cup. C’è una costante ricerca di professionalità: se ho trovato posto è perché i consigli provenienti dalla scuola italiana corrispondono ad oro colato, anche se provengono dalle serie minori!

“Ho sempre giocato al calcio, da quando sono bambino. E’ sempre stata un dipendenza per me, non posso farne a meno. Non mancavo mai ad un allenamento ed in campo ho sempre dato tutto!”

Auckland City FC

Siamo la squadra più titolata della Nuova Zelanda con ben 6 campionati vinti (il campionato nazionale è nato nel 2004) e per ben 8 volte abbiamo alzato la coppa della Champions League dell’Oceania, che permette poi di partecipare al Mondiale per Club.

Nella massima divisione neozelandese si gioca da settembre a marzo e, recentemente, le squadre partecipanti sono passate da 8 a 10. Non sono previste retrocessioni e nei gli altri sei mesi dell’anno si disputano i campionati regionali

L’ambizione più grande della Società sarebbe quella di spostarci nel campionato di Australiano come hanno già fatto i Phoenix di Wellington. Questo per cimentarci, finalmente, nel professionismo vero e proprio, dando una svolta al nostro club.

In rosa abbiamo giocatori da un po’ tutto il mondo. A partire dall’allenatore catalano Ramon Tribulietx, il guru della squadra, capace di portare il club per ben 6 volte al successo nella OFC Champions League. In porta abbiamo lo spagnolo Eñaut Zubikarai, ex Real Sociedad, in difesa il serbo Marko Djordjević, con esperienze in Kazakistan,  il coreano Kim Dae-Wook, il giapponese Takuya Iwata e lo spagnolo Ángel Berlanga. Il nostro leader è Emilano Tade, ala argentina col vizio del gol, ben supportato dalla punta italo-messicana Fabrizio Tavano e da quella portoghese João Moreira, scuola Valencia.

Dopo il palcoscenico del Mondiale per Club tanti dei nostri giocatori hanno avuto contratti con squadre professioniste ma allo stesso tempo tanti altri giocatori si sono proposti da un po’ tutto il mondo per venire a giocare con la nostra squadra!

Il Mondiale per Club

Quest’anno è stata la mia quarta partecipazione al Fifa Club World Cup. Come sempre sono esperienze nuove per noi, che veniamo da un campionato dilettantistico. Bellissimi hotel, stadi enormi ed affollati. Viviamo per due settimane il calcio da veri professionisti.

Il ricordo più bello è stata sicuramente l’edizione del 2014 svolta in Marocco dove siamo arrivati ad un passo dalla finale… ad un passo dallo sfidare il Real Madrid!

Arrivammo terzi battendo ai rigori i messicani del Cruz Azul. Fu qualcosa di pazzesco, un impresa inimmaginabile per il nostro livello. Esordimmo nel primo turno contro i campioni di Marocco del Moghreb Tétouan, vincendo ai rigori dopo uno 0-0. Successivamente sconfiggemmo gli algerini dell’ES Sétif per 1-0. In semifinale evitammo il Real Madrid e trovammo gli argentini del San Lorenzo, che ebbero ragione su di noi solo ai supplementari dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Contro i messicani, al Grand Stade de Marrakech, vincemmo ai rigori con il mio portiere Jacob Spoonley che ne parò uno. Una gioia incredibile, una notte indimenticabile!

La notte delle celebrazioni fu favolosa. Noi eravamo dentro lo stadio per vedere la finale Real Madrid – San Lorenzo (vinse Real Madrid 2-0 dell’allora allenatore Carlo Ancellotti). A fine partita entrammo in campo per la premiazione, spalla a spalla con i tutti giocatori del Real Madrid, Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos, Casillas, Benzema e tutto lo staff. Tutti i ragazzi ebbero l’opportunità di fare foto e parlare con tutti i giocatori. Quando arrivò il nostro turno di salire sul palco delle premiazioni, fu una esperienza incredibile con tutto quel pubblico festante, stringere la mano a tutti i dirigenti FIFA e addirittura al Principe del Marocco! E’ stato sicuramente il ricordo più bello della mia carriera!

Essere portiere: uno stile di vita

Il portiere è un ruolo molto particolare, delicato ma importantissimo. È spesso soggetto a critiche, in fondo anche un suo solo errore è fatale per le sorti di una partita. L’errore in questo ruolo e sempre dietro l’angolo. Io faccio rivedere sempre il video della partita ai miei portieri, discutendo insieme delle cose positive e di quelle negative. L’importante è riuscire a vedere sempre la parte positiva dell’errore, andando a correggere con il lavoro durante le sedute di allenamento. Poi tenere sempre alta la testa ed andare avanti, qualunque cosa accada!

Non ho grosse ricette per i miei portieri: felicità e voglia di allenarsi. Cerco di creare nel mio gruppo di lavoro la giusta armonia (che non è sempre facile soprattutto con chi gioca meno). Cerco poi di capire lo stato psicologico dei portieri ed essere sempre disponibile per parlare e dargli una mano a risolvere il problema, che, non è detto che sia sempre dovuto al calcio.

Attualmente ho la fortuna di poter allenare un portiere di alto livello come lo spagnolo Eñaut Zubikarai (6 anni nella Liga Spagnola) dove vedi veramente la qualità nella tecnica e nella confidenza con la palla. Poter allenare un professionista come lui ha stimolato anche da parte mia una maggiore professionalità di cercare di organizzare allenamenti ad alto livello. Parlo spesso con lui cercando di capire cosa dobbiamo migliorare. Lavoriamo fianco a fianco, ogni giorno, per migliorarci.

AAA Cercasi calciatore, no perditempo!

Ricevo continuamente richieste e consigli, specialmente su Facebook, di ragazzi che hanno voglia di venire in Nuova Zelanda a giocare o per lavorare.

Lasciare l’Italia per tentare l’avventura calcistica in un paese così lontano come la Nuova Zelanda non è solo una nuova esperienza calcistica. Si deve essere pronti a cambiare radicalmente il nostro stile di vita, abituarsi alla nuova lingua, alla cultura, agli usi e costumi locali. Ma se avete voglia di mettervi in gioco chiunque può mandare il suo video al mio club tra luglio e agosto con la possibilità di essere scelti per uno stage!

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