Mauro Boerchio – Portiere senza confini alla conquista della Mongolia

Mauro Boerchio, 27 anni, mestiere portiere, ci racconta la sua storia. Dal Bari di Conte alla scelta di andare a giocare in Mongolia, passando per le isole Vanuatu.

La mia famiglia ha fatto molti sacrifici sin da quando ero piccolo, se non fosse stato per il loro sostegno e la loro pazienza non sarei qui a raccontarvi la mia storia. Per questo gli sono grato. L’umiltà e la serietà sono i valori che mi sono stati insegnati e che porto sempre con me in qualsiasi parte del mondo in cui sono. (Mauro Boerchio)

Innanzitutto volevo ringraziare Roberto per l’intervista e per la possibilità di raccontare la mia storia calcistica. Colgo l’occasione per salutare tutti i ragazzi dell’ASD Lucky Junior a cui auguro un grosso in bocca al lupo per il futuro e il proseguo del campionato.

 Gli inizi di carriera

Sono nato a Broni, in provincia di Pavia, 27 anni fa ed ho iniziato a muovere i primi passi su un campo di calcio all’età di 5 anni, nella squadra del mio paese (Pieve Porto Morone), all’ora chiamata US Pievese. Ero un bambino molto alto per quell’età, così gli allenatori mi convinsero ad andare in porta. Da lì a poco iniziai ad appassionarmi al ruolo, cercando di emulare le prodezze dell’allora emergente Gigi Buffon. Già sognavo, un giorno, di poter giocare in Serie A con la Juventus e magari, un giorno, anche con la maglia della Nazionale! Dopo un paio d’anni andai a giocare nel settore giovanile del San Colombano Calcio, che militava nel campionato di Serie D, dove ebbi la fortuna di conoscere il preparatore dei portieri Ferruccio Rancati il quale m’insegnò e mi aiutò molto a crescere calcisticamente tra i pali. Sono tuttora molto legato a Ferruccio tanto che mi allena ancora adesso quando sono in Italia.

Successivamente ho giocato per 5 stagioni nel settore giovanile del Piacenza Calcio dove ho avuto la possibilità di lavorare con vari preparatori tra cui Marco Savorani, attuale preparatore dei portieri della Roma. Dopo la parentesi a Piacenza sono rientrato al San Colombano per una stagione dove sono stato visionato dall’Inter. Andai a Milano per un periodo di prova e proprio in occasione dell’ultimo provino, effettuato al Centro Sportivo Interello, c’era a visionarmi anche Eros Pogliani, all’ora direttore sportivo del Renate (Serie D). Rimase impressionato dalle mie qualità e chiese ai dirigenti dell”Inter, con i quali vantava ottimi rapporti, di potermi portare nella sua squadra. In quel momento, però, ero seguito da un’agente Fifa che preferì mandarmi a fare esperienza alla Nocerina. Così rifiutammo l’offerta del Renate e mi accasai alla squadra campana. Dopo qualche mese non mi ero ancora ambientato, e complici anche le poche presenze e un ambiente un po’ caotico, presi la decisione di trovare un’altra squadra. Nemmeno il tempo di avvisare il mio Agente della decisione di lasciare Nocera, che il DS Eros Pogliani mi ricontatta per propormi di andare a Renate. Accettai immediatamente e a dicembre mi trasferii nella cittadina brianzola.

Renate, la mia rampa di lancio

A Renate ebbi la possibilità di lavorare con il Mister Oscar Magoni e il preparatore dei portieri Renato Redaelli con il quale ho lavorato molto sull’aspetto mentale, sulla costruzione del gioco con i piedi, sulle ripartenze con le mani e su tanti altri aspetti che nel settore giovanile avevo sempre curato marginalmente.

Giocai un’ottima stagione che mi diede l’opportunità di essere selezionato dalla rappresentativa di Serie D, la quale, a sua volta, mi ha dato la possibilità di farmi conoscere a livello nazionale e di essere selezionato da varie squadre professioniste da tutta Italia tra le quali le quali, Fiorentina, Torino, Parma e il Bari. Proprio la squadra pugliese sembrava essere fortemente interessata a me, anche grazie ai buoni rapporti del DS del Renate Eros Pogliani e il DS del Bari, Giorgio Perinetti, a cui mandarono dei video di alcune mie partite da visionare. Da lì a poco fui chiamato per un provino. La prova ebbe esito positivo. Nel mese di marzo le due Società raggiunsero l’accordo per il mio trasferimento e così la stagione successiva iniziò la mia avventura a Bari. Da quel momento realizzai che qualcosa stava cambiando, che la mia passione, il mio gioco preferito, stava diventando anche il mio lavoro.

Il Bari di Conte (stagione 2008/09)

A Bari mi sono ambientato sin da subito perché ho conosciuto persone molto accoglienti e disponibili. Bari è una piazza da Serie A, con un tifo molto caloroso che, vi posso assicurare, è veramente il dodicesimo uomo in campo. Mi sono trovato benissimo e colgo l’occasione di questa intervista per salutare un mio grande amico barese, Nicola Trentadue.

A guidare la squadra c’era Mister Antonio Conte che già a quei tempi aveva una mentalità vincente, non si accontentava mai. Anche dopo aver raggiunto la vittoria matematica del campionato ci aveva spostato l’obiettivo: voleva raggiungere il record dei punti della serie B. Lui mi ha insegnato che il lavoro e la cura dei particolari fanno la differenza. Antonio Conte è un trascinatore, un allenatore con una forte personalità, che sprona continuamente i propri giocatori a non accontentarsi mai. Un vero martello.

Per quanto riguarda il mio ruolo ho avuto la fortuna di conoscere e giocare con un grande professionista come Jean Francois Gillet. Mi ha dato tanti consigli utili per migliorare, uno su tutti quello di dovermi allenare sempre al massimo. Sembra una  banalità ma bisogna abituare prima la mente e poi il fisico a dare sempre il massimo, ogni giorno! Di quella squadra ricordo anche con piacere Andrea Ranocchia, un ragazzo umile, sempre solare e disponibile con gli altri che spero possa rialzarsi dopo le ultime stagioni deludenti. Se lo merita.

Il ricordo più bello che ho di quell’annata è sicuramente la vittoria del campionato. Noi dovevamo giocare sabato 9 maggio in trasferta contro il Piacenza, una vittoria avrebbe significato la matematica conquista del primo posto e quindi della promozione in Serie A. La festa iniziò per noi già da venerdì 8 maggio perché la nostra diretta rivale, il Livorno, giocava in anticipo, in casa, contro la Triestina. La partita finì incredibilmente con il risultato di 0-1 in favore Triestina e questo ci garantiva la vittoria matematica del campionato!

Quando sabato sera, dopo la partita con Piacenza (2-2), tornammo a Bari all’aeroporto, c’erano più di 5mila persone ad aspettarci, un vero delirio! La Società organizzò il giro della città con il pullman scoperto. Che emozioni… più di 100mila persone ad acclamarci come degli eroi. Mi ricorderò per sempre quel giro per la città.

Il Bari di Ventura e l’incubo calcio scommesse

Dopo un paio di avventure poco fortunate in prestito (Lecco e Pro Sesto) torno per un anno Bari dove stavolta trovo Mister Giampiero Ventura. Anche lui, come Conte, pretende molto dai suoi giocatori, spronandoli ogni istante ad andare al massimo delle proprie potenzialità. È supportato da uno staff molto competente che lo aiuta a curare ogni particolare dei propri giocatori. Se entri nella sua mentalità e lo segui riesci veramente a rendere oltre le tue possibilità. Quell’anno ho avuto, poi, l’opportunità di lavorare insieme al preparatore dei portieri Mister Zinetti, da cui ho ricevuto vari consigli, e soprattutto con Daniele Padelli. Oltre ad essere un grande professionista siamo diventati grandi amici e ancora adesso, a distanza di anni, ci sentiamo spesso.

Ho avuto modo di conoscere tanti ottimi giocatori come Kamil Glik che pur essendo giovane, già lasciava intravedere una grande potenzialità sia a livello fisico che di personalità. Il giocatore che più mi ha colpito, però, è sicuramente Sergio Almiron, un vero fenomeno con la palla!

Purtroppo quella stagione fu un vero incubo. Oltre i risultati sportivi (retrocessione) diventò famosa alle cronache sportive per il calcio scommesse, che ha portato a vari provvedimenti disciplinari verso molti dei componenti della squadra. Anche io sono stato contattato per depositare la mia versione dei fatti riguardo una partita indagata, ma la mia posizione finì in una bolla di sapone. Durante quella stagione, onestamente, non mi sono mai accorto di nulla. Solamente dopo, quando scoppio lo scandalo in estate, sono venuto a conoscenza della cosa e ripensando alla stagione mi ha infastidito pensare che alcuni compagni di squadra con i quali avevo condiviso, lottato e faticato per una stagione avessero potuto perdere di proposito alcune partite.

Rimettersi in gioco!

Nell’estate del 2011, a causa dell’Agente che mi seguiva ai tempi, restai svincolato dal Bari. Dopo tante parole e pochi fatti dell’Agente, accettai l’offerta di ripartire dalla Serie D con il Verbano. Se potessi tornare indietro, probabilmente, l’unica scelta della mia carriera che non farei più è proprio quella di affidarmi a quell’Agente… Detto questo devo dire che a Verbano è stata un’esperienza particolare che mi ha dato l’opportunità di rimettermi in gioco. La voglia di giocare ha prevalso sul fatto di dover scendere di categoria. All’inizio non fu chiaramente semplice per le tante mancanze che nei professionisti era normalità avere. Una cosa fondamentale che mancava ad ogni allenamento era un fisioterapista e un dottore che ci seguissero in caso di problemi fisici. Per qualsiasi controllo o cura si era obbligati, infatti, a recarsi in centri specializzati a proprie spese.

Nella stagione successiva (2013/14) arriva la chiamata del Savona in Lega Pro, tramite Ninni Corda l’allora allenatore della squadra, che mi aveva conosciuto ai tempi del Renate. E’ stata una stagione molto emozionante perché arrivammo a giocarci la semifinale play-off per la promozione in Serie B contro la Pro Vercelli che, purtroppo, perdemmo. Sono veramentelegato a quella stagione perché si era formato un gruppo fantastico, con tante belle amicizie. Eravamo spesso insieme, dall’allenamento del mattino fino alla cena ed ogni sera si usciva insieme con famiglie e fidanzate al seguito. Quel gruppo, credo, sia stata la vera forza che ci ha portato a raggiungere un traguardo importante come le semifinali dei playoff.

Finita la stagione ci fu un po’ di caos a Savona che portò all’abbandono dell’incarico di Ninni Corda, così anche il mio rinnovo di contratto sfumò. In estate ebbi vari contatti con squadre di Lega Pro, tra cui Juve Stabia e Giana Ermino, ma purtroppo non si concretizzò nulla. Oramai si era arrivati a novembre e quando mi arrivò una proposta per tornare a giocare nei dilettanti la rifiutai. Avevo deciso di aspettare il mercato di Gennaio per poi valutare il da farsi.

Dall’altra parte del mondo: Le Isole Vanuatu

Era parecchio tempo che cercavo un’avventura oltre confine: in passato c’erano stati alcuni contatti, ma mai nulla di concreto. Avevo perso un po’ le speranze ma poi a dicembre arrivò la chiamata di Mister Marco Banchini, che mi parlò dell’opportunità di andare a giocare con l’Amicale FC, squadra di Port Vila capitale dell’arcipelago delle Isole Vanuatu, a Est dell’Australia. Mi disse che aveva l’obiettivo di cercare di vincere l’OFC (Champions League d’Oceania) per andarsi poi a giocare il Mondiale per Club e sfidare le squadre più forti al mondo. Dopo un rapido consulto con la mia famiglia e la mia fidanzata presi la decisione di partire ed intraprendere questa nuova avventura.

Il viaggio per arrivare a Vanuatu fu veramente interminabile, ben 24 ore di volo con vari scali, per un totale di ben 2 giorni di viaggio. Nella mia valigia portai solamente ciabatte, costume, qualche maglietta e il necessario per giocare a calcio. Trovai un posto paradisiaco con una popolazione molto solare e accogliente. Il mio arrivo a Vanuatu – come quello degli altri calciatori stranieri – mediaticamente, è stato molto sentito in tutta l’Oceania. Siamo stati, infatti, accolti da tanti giornalisti e dalle TV locali. Eravamo stati identificati come i principali rivali di Auckland City per la conquista del titolo della Champions League d’Oceania.

Alloggiavo in un bellissimo resort alle porte della città. Quando guardavo fuori dalla finestra della mia stanza godevo di un panorama da sogno: un campo da golf ed una splendida spiaggia che facevano da confine ad un mare da sogno. Le nostre giornate iniziavano con una seduta di palestra alla mattina. Al rientro si era liberi e potevamo usufruire dei servizi dell’hotel sino all’ora di pranzo. Con il mister Banchini ci allenavamo, poi, nel pomeriggio alle 15. Subito dopo  si rientrava in albergo e si andava in piscina oppure in spiaggia a godersi le ultime ore della giornata. Nel giorno libero, spesso la domenica, si coglieva l’occasione per esplorare l’isola. La popolazione al di fuori della città è molto povera, e si nutre di tutto ciò che si può raccogliere e cacciare. Una delle cose più strane che ho avuto modo di assaggiare è stato il pipistrello arrostito sulla brace, per i ragazzi locali una vera prelibatezza!

Le strutture d’allenamento sono molto diverse da quelle che noi siamo abituati ad avere in Italia. Ci allenavamo in tre campi diversi. Uno era l’Amical Field, un campo da calcio sprovvisto di spogliatoi con un terreno di gioco misto fra rocce ed erba alta. Il secondo era lo stadio dove si giocava le partite ufficiale ed il terzo era il centro sportivo della nazionale, a circa trenta minuti dal nostro alloggio. Quest’ultimo era particolarmente scenografico, completamente circondato da palme ed altra vegetazione. Ha 3 campi da calcio, ben tenuti, spogliatoi, dormitori per i giovani calciatori che arrivano dalle altre isole e una piccola palestra.

I giocatori locali della mia squadra, una decina circa, avevano l’abitudine di arrivare al campo già vestiti e di farsi la doccia a casa a fine allenamento, cosa che in Italia non è assolutamente concepita in un club professionista!

Nella mia prima stagione all’Amicale eravamo un bel gruppetto di italiani. Oltre il Mister Banchini, c’erano gli attaccanti Massimiliano Lionetti e Miguel Magnoni, il centrocampista ex Triestina e Messina Nicola Princivalli, i difensori Marco Nasali e Francesco Perrone. Completavano la rosa 2 svizzeri, Carlo Polli e il centrocampista ex Novara e Salernitana Rijat Shala, l’argentino Gaspar Felix Lezcano e altri 3 ragazzi serbi.

Il secondo anno, invece, con l’arrivo del Mister Mauro Bertoni sulla panchina, rimanemmo io e il difensore Francesco Perrone. Si aggiunsero, in seguito, anche i centrocampisti Giorgio Bertacchi, Antonio Violi e il difensore Gianmario Liburdi, due Sud Americani, Diego Nadaya e Diego Maximo, uno scozzese Collin Marshal ed infine il duo Neo Zelandese Adam Dickinson e Ian Hogg.

Nella TVL Premier League, che è il massimo campionato locale, viene giocato un tipo di calcio fisico dove si corre molto e, diversamente da quanto si possa pensare, si possono trovare parecchi giocatori con un elevato tasso tecnico. Il campionato ed il calcio in generale è molto seguito dalla popolazione locale tanto che nel derby contro il Tafea vi erano più di 5mila persone allo stadio per vedere la partita!

La prima stagione riuscimmo a vincere subito il campionato. Trovammo alcune squadre molto organizzate e con un buon livello tecnico come appunto il Tafea e l’ Erakor Golden Star, dirette concorrenti al titolo. Il resto delle squadre, invece, presentava qualche buon giocatore in rosa, soprattutto giovani, ma erano molto disorganizzate e poco preparate per impensierirci.

La Champions è stata, però, l’esperienza calcistica più bella di questa avventura, si respirava veramente un’aria diversa. É sempre emozionante competere su un palcoscenico continentale. Il nostro obiettivo, come detto, era quello di vincerla ma purtroppo in entrambe le stagioni siamo usciti contro la detentrice del titolo l’Auckland City.

La squadra neozelandese è veramente molto forte, ben organizzata e con alcuni giocatori di livello internazionale. Non per nulla qualche anno fa è arrivata terza al Mondiale per Club, dietro a Real Madrid ed al San Lorenzo!

Terminata la stagione io e tutto il gruppo di italiani siamo rientrati in patria, ad eccezione del difensore Perrone che era rimasto in Nuova Zelanda a giocare qualche altro mese.

Questa esperienza a Vanuatu mi ha lasciato davvero molto, soprattutto a livello umano. Vedere con i miei occhi persone felici nonostante la povertà, quel saper vivere spensierati con poche cose a disposizione mi ha fatto pensare molto. Noi occidentali abbiamo qualsiasi cosa vogliamo ma troviamo sempre il modo per lamentarci, per non essere felici di quello che abbiamo.

Malta: toccata e fuga!

Nel novembre dell’anno scorso (2016) arriva la chiamata del Gzira Utd, compagine del massimo campionato maltese. Accettai con entusiasmo la proposta in quanto il campionato maltese, ultimamente, si è arricchito di diversi giocatori italiani ed europei di buon valore tecnico e sta diventando molto competitivo. Nonostante i buoni propositi, però, l’avventura non è andata come ci eravamo prefissati io e il mio agente. Le parole e gli accordi non mantenuti da parte del club hanno fatto si che il mio rapporto con la società terminasse anticipatamente.

Prossima tappa, la Mongolia

Finita la breve esperienza maltese mi arriva la proposta da parte di un agente spagnolo che segue gli interessi di alcuni miei ex compagni di Vanuatu. Avendo notato che ero svincolato mi ha chiesto se poteva propormi alla Ulaanbaatar City FC, squadra del campionato mongolo. Mi disse che la Società ha ambizioni importanti, come quella di vincere il campionato e partecipare alla AFC la Champions League Asiatica e che era alla ricerca di un portiere italiano dopo non aver rinnovato il contratto ad un altro estremo difensore italiano “giramondo”, Giacomo Ratto (nato nel 1986 a Calcinate, in provincia di Varese, ha giocato in mezzo mondo da Panama, alle isole Fiji, al Nicaragua e, appunto, in Mongolia). Dopo qualche giorno di attesa mi arrivò la proposta del club, erano molto interessato ad avermi.

Contattai, quindi, Giacomo Ratto che mi parlò di varie cose, della città, del cibo, dei ristoranti, delle usanze locali e del grande freddo che troverò! La temperatura media annua è di circa 6 gradi e mi ha consigliato, prima di tutto, di attrezzarmi con indumenti pesanti per combattere il freddo. Mi ha poi dato tanti altri consigli su quali posti visitare e su usi, costumi e comportarmi da tenere con i compagni di squadra locali.

Nelle ultime settimane la squadra ha tesserato anche l’attaccante italiano Federico Zini (classe ‘93) con cui ero già in contatto da quando giocava nelle Filippine per il Ceres FC. Ci siamo risentiti subito appena l’agente mi ha dato la notizia che il club era interessato anche a lui. Sono molto felice di poter condividere con lui questa avventura e di poterlo magari aiutare a rilanciarsi dopo il lungo stop causato di infortunio. Per lui sarà una stagione fondamentale.

Fra pochi giorni inizierà l’avventura (20 marzo) e spero di poter raggiungere tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati con la società. Non sarà facile, perché troveremo sicuramente un ambiente carico, pieno di aspettative e avremo gli occhi di tutti puntati addosso. Anche se in toni decisamente minori rispetto alla Cina la federazione mongola sta iniziando ad investire nel calcio e sicuramente troveremo squadre molto attrezzate e giocatori, soprattutto stranieri, di buon livello.

Portiere: uno stile di vita!

Adoro fare il portiere, non potrei immaginarmi in un altro ruolo. Siamo costantemente costretti a prendere decisioni, spesso decisive, per sventare gli attacchi degli avversari, veniamo acclamati per un tiro parato e si è sottoposto un secondo dopo a critiche se subiamo un gol.

Fare il portiere è uno stile di vita, non potrei immaginarmi di fare un altro ruolo

Sono un portiere a cui piace molto lavorare, che cerca sempre di migliorarsi in ogni aspetto, sia tecnico che mentale. Tra i miei punti di forza ci sono la lettura sulle uscite, anche grazie alla mia altezza, e una buona esplosività tra i pali. Un aspetto che sto cercando di migliorare è sicuramente quello mentale perché durante le partite tendo ad essere un po’ “fumantino” a farmi trascinare troppo dagli episodi, cosa che mi porta ad essere nervoso e per un portiere non è mai una cosa buona.

L’attenzione e la concentrazione sono, infatti, aspetti fondamentali per un portiere. Aiutano ad evitare che capitino errori. Mi è stato insegnato, sin dal settore giovanile, che per limitare la percentuale d’errore bisogna allenare la concentrazione durante gli allenamenti, rimanendo concentrati per tutta la durata dell’allenamento. Capita di fare un errore sia a portieri in Serie A che a quelli di Terza Categoria, questo è normale, d’altronde siamo esseri umani. La cosa migliore da fare quando si incappa in un errore è cercare di dimenticarlo immediatamente e di continuare a giocare come se nulla fosse accaduto. Così facendo si evita di commetterne altri durante la partita e di perdere lucidità. L’insicurezza e la paura di sbagliare ti portano a farlo, togliendole dalla testa ho imparato a limitare gli errori.

È necessario anche imparare a comunicare con la propria squadra, con i propri compagni. Per un portiere è fondamentale comunicare nel modo giusto perché si riescono ad evitare tante situazioni pericolose aiutando i compagni a sistemarsi in posizioni corrette e a prestare attenzione ai vari movimenti degli attaccanti. Un portiere che parla molto da infatti molta sicurezza alla squadra.

Il mio ruolo è cambiato tanto negli ultimi vent’anni. Prima il portiere era visto come quel giocatore il cui compito era esclusivamente quello di difendere la porta dagli attacchi avversari, intercettare in uscita i cross passanti nelle vicinanze della linea di porta e di rilanciare il pallone il più lontano possibile, senza un vero e proprio obiettivo tattico. Il portiere moderno è un vero e proprio difensore aggiunto, spiccate capacità tra i pali ed una grande lettura di gioco che permette d’intercettare le palle filtranti per gli attaccanti con uscite, a volte, anche sulla trequarti campo. Bisogna essere abili nel gioco con i piedi ed essere in grado di contribuire alla manovra d’attacco della propria squadra. L’espressione del portiere moderno per eccellenza, secondo me, è attualmente Manuel Neuer anche se ho sempre ammirato Iker Casillas e Gigi Buffon, due grandissimi portieri che hanno fatto e stanno facendo ancora la storia di questo ruolo.

Negli ultimi anni in Italia stanno venendo fuori tanti bravi giovani portieri. Oltre ai più noti Perin e Donnarumma vedo che in serie B stanno crescendo tanti ottimi portieri. Tra questi cito Meret (di proprietà dell’Udinese, ora in prestito alla Spal) che secondo me se continuerà a crescere come sta facendo ne sentiremo parlare molto presto. Può diventare uno dei migliori portieri in assoluto.

Il calcio dilettantistico e i giovani calciatori

Seguo diversi amici che giocano in Prima Categoria. Mi piace il loro spirito nell’affrontare gli allenamenti e il fatto che spesso in queste categorie capita spesso di trovare gruppi di amici formato da tempo. Secondo me bisognerebbe solo cambiare quella voglia di emulare i professionisti nei loro difetti, si va a rovinare solamente l’ambiente. Una cosa fondamentale che dovrebbe essere cambiata, poi, è il vincolo dell’obbligo di schierare giovani calciatori che, invece di migliorare i nostri vivai, va a rovinane un’infinità di ragazzi. Un ragazzino non può essere buttato nella mischia quando non è ancora pronto, si rischia di bruciarli per sempre invece di fargli fare un percorso di crescita corretto.

Ho visto e conosciuto tanti giocatori che per un motivo o per l’altro non hanno avuto fortuna, ma ci sono due ragazzi su tutti che secondo me potevano meritare qualcosa di più. Uno è Sebastian Callea, portiere con grandi qualità reattive ed esplosive ma a causa della statura non è riuscito ad esprimersi a livello professionista. Ha giocato qualche anno in eccellenza, per poi finire la ‘carriera’ calcistica in Prima Categoria. L’altro è Andrea Qarri, anche lui portiere, di nazionalità Albanese con una lunga trafila nelle giovanili dell’Inter, è riuscito anche a essere selezionato della Nazionale Albanese, ma per vari motivi non è riuscito a proseguire.

Parlando con qualche amico capita di sentire degli atteggiamenti aggressivi ed intimidatori di alcuni giocatori o squadre nelle categorie dilettanti come la terza categoria ad esempio. Vi posso assicurare che dovete farci il callo perchè anche tra i professionisti, e pure in Serie A, si trovano giocatori che cercano d’intimidire gli avversari. C’è chi fa, ad esempio, entrate dure ai giovani di turno cercando d’intimidirli, chi in area stuzzica l’avversario con pizzicotti, pestoni sui piedi, chi minaccia verbalmente e chi in altri modi, a volte anche fantasiosi, tutto per far scaldare ed innervosire l’avversario. Per quanto mi riguarda io cerco sempre di rimanere concentrato e di dare indicazioni sulle posizioni da mantenere ai miei compagni più che pensare a provocare gli avversari.

Giocare all’estero è un’esperienza che consiglio a tutti. Non abbiate paura di buttarvi! Il mio consiglio, in primis, è quello di creare un bel video di presentazione che racchiuda tutte le vostre qualità di giocatore. Affidatevi ad agenti competenti, che conoscono bene le leggi dei mercati esteri e non cascate nei tranelli dei soliti truffaldini che trovate sui social, sono solo pronti a rubare soldi a ragazzi che inseguono i propri sogni!

Il futuro

Mi ritengo di essere un ragazzo come tanti altri con la fortuna di fare il lavoro che ama e che ha sempre sognato. Non ho hobby particolari e nel tempo libero, oltre stare con la mia famiglia, mi piace dedicarmi alla pesca sia in fiume che in mare, dipende dal luogo in cui mi trovo! Fare il calciatore non mi ha cambiato, anzi mi ha dato l’opportunità di portare la mia esperienza a tanti bambini e ragazzi che vogliono diventare portieri. Per questo motivo non posso che ringraziare Maurizio Gennari che mi sta inserendo, insieme al suo staff (Riccardo Bonini e Maurizio Falbo), nel mondo dei preparatori dei portieri facendomi partecipare ai Master ed agli Stage di “Portieri Si Diventa” http://www.portierisidiventa.com/

Sto cercando di imparare a diventare prima un educatore perché prima di essere un allenatore bisogna essere da esempio per gli altri dentro e fuori dal campo. La mia famiglia ha fatto molti sacrifici sin da quando ero piccolo per accompagnarmi agli allenamenti e alle partite, se non fosse stato per il loro sostegno e la loro pazienza non sarei stato qui a raccontarvi la mia storia. Per questo gli sarà sempre grato. L’umiltà e la serietà sono i valori che mi sono stati insegnati da loro e che porto sempre con me in qualsiasi parte del mondo e che vorrei insegnare, in futuro, alle nuove generazioni.

Non ho rimpianti particolari, al momento, nella mia carriera da calciatore. Ovviamente mi sarebbe piaciuto molto esordire in Serie A e, chissà, forse un giorno il mio sogno si avvererà! Per il momento sono felice della mia vita, di quello che faccio, del mio percorso.

Concludo questa lunga chiacchierata ringraziando nuovamente Roberto per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia storia e colgo l’occasione per salutare un caro amico che mi sopporta e mi supporta, Andrea Rancati!

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