Luca Di Tommaso: Giocatore dell’anno 2017!

Staccando di poco l’amico e compagno di squadra Daniele Galante è per rendimento il migliore giocatore dell’anno, segnando anche ben 14 reti in 16 partite giocate!

 

Portare la fascia di Capitano è un grande onore. Voglio essere un punto di riferimento per i miei compagni e per l’allenatore

Prima di tutto ci tengo a ringraziare i miei compagni, vecchi e nuovi, che mi hanno permesso di raggiungere questo piccolo grande traguardo. Altra citazione d’obbligo è quella per i due mister che si sono avvicendati nel corso di queste due stagioni del 2017, i quali hanno sempre creduto fortemente nelle mie doti e nella mia utilità al servizio del gruppo.

E’ stato un 2017 molto importante per te, soprattutto dal punto di vista realizzativo, confermandoti il bomber della squadra. C’è una partita che ricordi in modo particolare?

Ti confermo che il 2017 è stato per me un po’ l’anno della consacrazione definitiva come centravanti, in quanto dovevo dimostrare che i 18 gol della stagione precedente non erano stati solamente una casualità, bensì il frutto di parecchio lavoro, impegno e dedizione. La partita che ricordo in modo particolare, (anche se è sempre difficile individuarne una) è la vittoria in casa per 2-1 contro la capolista Gallicano, dove anche non andando io a segno, ho visto una delle più belle e convinte Lucky di sempre, nonostante fossimo sfavoriti nei pronostici. Poi ce ne sarebbero 100 da elencare, ognuna importante a modo suo, ma per il momento citerò solo questa.

Ci hai messo un paio di anni ad abituarti alla terza categoria ma poi hai iniziato a segnare tanto, soprattutto in questi ultimi due anni. Che difficoltà hai trovato e dove hai cercato di migliorare?

La nostra categoria, e lo sai meglio di me, negli ultimi anni ha subito un netto miglioramento dal punto di vista tecnico, portandoci ad affrontare squadre molto organizzate e ben strutturate. Nonostante questo innalzamento di livello, sono riuscito con il tempo e l’esperienza accumulata sul campo a migliorare come giocatore, sia dal punto di vista tecnico-tattico che da quello mentale. Andando più nel particolare le difficoltà sono state tante, soprattutto nella lettura e nella gestione dei momenti della partita, ma anche il cambio di ruolo e la continua ricerca della perfezione in una zona di campo che non mi apparteneva fino a qualche anno fa. I miglioramenti che ho cercato di ottenere  sono tutti riconducibili al mio modo di stare in campo, nella nuova posizione che mi sono trovato ad occupare, e più nel particolare nella continua e quasi spasmodica ricerca del gol.

C’è un gol o una giocata che ricordi con più piacere e quella secondo te più importante?

I gol che ricordo con più piacere, sono quelli realizzati con colpi di testa, quella che dovrebbe essere la specialità della casa, in quanto suscitano sempre un’emozione particolare. Se dovessi però individuare il gol più bello direi sicuramente il tiro da fuori area al volo dopo doppio sombrero contro il Real Cretarossa sul campo di Castel Gandolfo. Come giocata non andata a buon fine ricordo con grande rimpianto la traversa di contro balzo da più di 30 metri contro la prima della classe Tormarancio, partita poi persa in casa per 0:1.

La partita più complicata che hai giocato e quella che ti ha fatto sentire di essere “cresciuto”?

Forse quella di qualche anno fa sul campo dello Zagarolo dove perdemmo per 4:0, io giocavo ancora come centrocampista, e ricordo che fu un dominio totale da parte degli avversari, sicuramente tra le squadre più forti che ho affrontato con la Lucky Junior. Non posso invece citare una partita dove mi sono sentito “cresciuto”, in quanto penso che la mia crescita sia stata graduale e sono convinto che ogni partita vinta, persa o pareggiato abbia aumentato la mia autostima e la consapevolezza di poter fare sempre meglio.

Oltre ad essere migliorato nei numeri sei anche diventato il capitano della squadra, un leader in campo, un punto di riferimento per i compagni. Cosa si prova ad entrare la domenica con la fascia al braccio?

La fascia di Capitano è un grande onore, significa essere d’esempio e un punto di riferimento per i tuoi compagni e per l’allenatore. L’ho già fatto a tempo debito con l’interessato, ma ci tengo ancora una volta a ringraziare Mister Lombardi per questa decisione che ha segnato positivamente il mio percorso di crescita. Entrare la domenica con la fascia al braccio è sempre una grande emozione, ma anche una responsabilità non sempre facile da gestire e spero anche da questo punto di vista di migliorare con l’esperienza e con l’età.

Come dovrebbe essere il tuo capitano ideale?

Non credo ci sia un Capitano ideale, personalmente cerco di essere sempre d’esempio, di non mollare mai in allenamento come in partita e di essere sempre il primo a mettersi al servizio del compagno. La forza di una squadra sta sempre nel gruppo mai nel singolo, quindi per quanto mi riguarda cerco di trascinare i miei compagni e di trasmettergli la mia dedizione e la mia voglia di vincere ogni partita.

Facciamo un passo indietro. Come sei arrivato alla Lucky? Come è stato il primo impatto con questa realtà?

Ho conosciuto questa squadra per caso, tramite un ex giocatore (Emiliano Dionisi) che parlando con Gianmarco Armeni, attuale calciatore della Lucky Junior e mio grande amico, lo aveva invitato a provare ad allenarsi con loro. Così dopo parecchi anni di inattività mi sono buttato e ho iniziato ad allenarmi, e a distanza di quasi cinque anni posso dire che è stata una scommessa totalmente vinta in quanto questa squadra ha saputo darmi moltissime soddisfazioni e mi ha permesso di conoscere persone veramente speciali.

Proprio la qualità delle persone credo faccia la differenza in questa squadra. La forza del gruppo, il modo di essere e di fare calcio, è stata sempre fondamentale, soprattutto nei momenti difficili. I tuoi primi anni in squadra sono stati abbastanza duri ed i risultati non arrivavano, non ho mai pensato di mollare?

Su questo sarò breve, non ho mai pensato di mollare, anzi, ho sempre meditato su come essere preparato al meglio per la stagione successiva, nonostante a volte i sacrifici siano veramente tanti e non è sempre facile non arrendersi davanti alle difficoltà. Come dici tu, poi, la voglia di stare in questo gruppo, di viverlo così intensamente, ti aiuta a superare anche momenti difficili.

Da quei primi due anni, quanto è cambiata la Lucky e dove credi debba migliorare ancora?

Da quando sono arrivato la Lucky Junior è cambiata molto, fortunatamente crescendo esponenzialmente, ma non perdendo mai di vista i suoi ideali ben radicati nel tempo. Stiamo dimostrando anche in questo inizio di stagione che i risultati arrivano e che solo il duro lavoro in campo e fuori possono farci aspirare ad un costante miglioramento.

I tuoi obiettivi calcistici per il futuro? Dove vorresti arrivare?

Il mio unico obiettivo è quello di continuare a crescere come calciatore e come uomo all’interno di questa meravigliosa società, formata da amici e non solo da compagni di squadra o dirigenti. Chiudo dicendo che non posso negare che il mio più grande desiderio sia quello di vincere con la maglia della Lucky Junior, e chissà che prima o poi non ci ritroveremo di nuovo qui a parlare proprio di questo, MAI DIRE MAI.

Grazie mille capitano, ci vediamo in campo alla ripresa, magari ad esultare per un tuo gol!

(Gesto di scaramanzia)… Grazie a te per l’intervista e buon anno nuovo a tutti!

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