Calcio e speranza, la storia del Klub Bubamara

Klub Bubamara” è il nome di una scuola di calcio nella città di Sarajevo, fondato da un certo Predrag Pasic. Bubamara significa “Coccinella”, perché in Bosnia, come da noi del resto, si crede che l’insetto porti fortuna.

La storia di questa piccola squadra di Sarajevo è abbastanza sconosciuta ai più, non se ne è parlato sui giornali o sulle tv, ma è un grande esempio di come lo sport possa abbattere barriere, pregiudizi e accomunare razze e culture diverse. Un grande esempio di integrazione.

L’INIZIO

Predrag Pasic, calciatore bosniaco con una discreta carriera da centrocampista e con diverse apparizioni in nazionale (partecipò ai mondiali del 1982 con la Jugoslavia) dopo tre buone stagioni in Bundesliga (1985 – 1988), decise di tornare a giocare nella sua Sarajevo. In quel momento storico la città era un esempio di multiculturalità e di pacifica coesistenza di culture e religioni diverse. Ma il conflitto tra gli stati della Federazione Jugoslava scoppiò con violenza nel giugno del 1991, trascinando pure la civile e pacifica Sarajevo nell’orrore della guerra. Nel 1992 iniziò, infatti, l’assedio della città da parte delle forze serbo-bosniache  che durò per ben 4 lunghi anni e provocò migliaia di vittime e feriti, soprattutto tra i civili.

LA SCELTA DI PEDRAG

Predrag Pasic saebbe potuto andare via, concludere la sua carriera all’estero, ma decise di restare e di non rassegnarsi a questa scia di violenze ed odio razziale senza fine.

Durante l’assedio i bambini della città erano i più esposti alle sofferenze. Oltre alla mancanza di servizi come corrente elettrica e acqua, le scuole erano chiuse e i parchi sotto il continuo tiro dei cecchini. A un certo punto Pedrag prese la sua decisione “Mano a mano che passavano i giorni, pensavo a cosa potessi fare per loro. Io ero un calciatore, la gente mi conosceva per quel motivo: ho giocato a lungo per l’FK Sarajevo, con la Jugoslavia ed ho partecipato ai mondiali di Spagna. Con alcuni amici ho pensato, ‘creiamo una scuola di calcio’. Per dare un segno di normalità, per fare capire che la vita andava avanti. Siamo andati a fare l’annuncio alla radio: ‘Predrag Pašić apre a Sarajevo un’accademia per futuri campioni’ – Bubamara. Pensavamo che non sarebbe venuto nessuno. Al massimo ci si aspettava sei, sette persone. Il campo di allenamento era a Skenderija, vicinissimo al fronte. Toccava attraversare un ponte che era tenuto costantemente sotto tiro dai cecchini. Dirlo adesso sembra impossibile, ma cosa vuoi, all’epoca c’era un cecchino a ogni incrocio: uno più, uno meno… si presentarono in più di duecento. Bambini musulmani, serbi, croati. Fuori ci si sparava, per queste differenze. Io insegnavo loro che erano proprio queste a renderci forti, a pensare come una squadra”.

All’esterno della palestra si sentivano esplosioni, spari, caos, e molti dei genitori dei bambini della scuola combattevano tra di loro, mentre all’interno i loro figli semplicemente giocavano a pallone, senza capire tutto quell’insensato odio che aveva portato gli adulti a macellarsi tra di loro. I bambini non capivano perché adesso ci fossero tutte queste differenze, perchè loro si sentivano uguali, a prescindere dal loro cognome o dalla loro religione. In mezzo alla tragedia, sotto il fuoco dei cecchini e dei mortai, osteggiata dal nazionalismo dei politici, nasceva la scuola calcio Klub Bubamara.

IL VOLO DELLE COCCINELLE

Nonostante le immense difficoltà affrontate in due decenni, Pedrag ha visto volare diecimila delle sue “coccinelle”, che, con il tempo, sono diventate medici, insegnanti, avvocati, magari calciatori professionisti, ma soprattutto uomini.

Pasic è fiero di tutti loro. “Più di quaranta sono diventati giocatori professionisti, sei o sette giocano a livello internazionale”. Allora, chi è il migliore? “La più grande delusione della mia vita fu quando andai ai Mondiali del 1982 e non giocai neanche un minuto, ma questo mi ripaga della delusione: un “Bubamara boy!”, Ervin Zukanovic, infatti, ha giocato con la Bosnia i Mondiali brasiliani.

Secondo Zukanovic, difensore centrale che milita attualmente nella Sampdoria, è un piccolo miracolo che i figli della guerra che hanno rappresenteranno la Bosnia ai Mondiali, anche se sparpagliati per tutta Europa, siano comunque fortemente legati fra loro e pronti a dare tutto per la loro Nazione. “Forse, le nostre esperienze hanno creato tra noi un legame speciale” dice.

Come la storia di Vedad Ibisevic, attaccante dell’Herta Berlino, il cui gol contro la Lituania aveva spedito la Bosnia in Brasile. Aveva sette anni quando i soldati serbi bruciarono il villaggio del padre e più tardi, mentre era in fuga con la sua famiglia, dovette starsene rintanato in una buca di due metri per evitare il destino del nonno, brutalmente ucciso in una missione di “pulizia etnica” contro la popolazione musulmana.

Poi c’è, naturalmente, il mito della squadra, Edin Dzeko, attualmente giocatore della Roma, un ragazzo di Sarajevo che se “quel giorno” avesse ricevuto dalla mamma il permesso di andare al parco che frequentava abitualmente, forse sarebbe rimasto ucciso anche lui da un bomba, insieme a tanti altri bambini.

NUBI NERE ALL’ORIZZONTE

La Bubamara, che ha fatto parte dell’Inter Campus Bosnia dal 1999, a causa delle forti tensioni sociali e divisioni tra etnie che affliggono tutt’ora la Bosnia e l’ostilità di alcune forze politiche, rischia forse di sparire per sempre. Dopo aver perso il supporto di un aiuto importante come quello dell’Inter Campus, la squadra, nell’estate del 2014, è stata anche sfrattata dal suo impianto sportivo, dopo 12 anni e dopo migliaia di euro spesi per l’ammodernamento della struttura. Il Sarajevo FK aveva, infatti, annunciato il progetto di istituire il proprio vivaio giovanile proprio su quel terreno.

Non so come finirà la nostra lotta, ma non ho intenzione di mollare. C’è un processo in corso, per quel campo. Speriamo di vincere. Ma se non ci riuscissimo, sarò comunque felice. Felice di avere lavorato portando avanti i miei ideali. Se non altro, potrò continuare a camminare per strada a testa alta, senza alcuna vergogna. Quella la proveranno i nemici di ‘Bubamara’, quando mi incontreranno in futuro.” Aveva dichiarato rammaricato la scorsa estate Pasic.

Su cosa sia successo al Bubamara da allora e come su come sia andata a finire la storia non ci sono riscontri. Da parte della Lucky Junior speriamo che il grande sogno di Pasic sia andato avanti in qualche modo e che i suoi ragazzi stiano continuando a giocare.

GO AHEAD BUBAMARA!!!

Fonti: balcanicaucaso.orgjulianross.itmondocalciomagazine.itintercampus

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