Il calciatore di terza categoria diventa papà: il racconto shock di una mamma

di Alexandra Pica

Maglie sporche da lavare, pasti saltati e uscite rinviate “per campionato in corso”. Il drammatico racconto di una donna che non solo ha scelto di stare vicino a un calciatore di terza categoria ma che ha deciso anche di farci un figlio!

Ragazze, amiche, vittime come me di una vita all’ombra del pallone, eccoci di nuovo a parlare della vita accanto a un giocatore di terza categoria, alla vigilia della preparazione atletica e di un nuovo campionato. Questa volta però siamo in una nuova fase. Niente allarmismi, non ha appeso gli scarpini al chiodo (lo so, aveva detto per l’ennesima volta “questo e l’ultimo anno” ma nessuna di noi ovviamente ci aveva creduto), è la fase da papà.

Ebbene sì! A quanto pare, dato il nostro spirito da crocerossine salva mondo, noi donne non ci accontentiamo di avere un solo pupo (il nostro calciatore) a cui lavare roba sudicia e ritrovare e riaccoppiare i calzettoni spaiati, ma chissà per quale assurdo motivo decidiamo che è arrivato il momento di averne anche un altro (pensandoci bene, anche con il rischio che siano due o più).

Tralasciamo i commenti sulle sere in cui siamo state lasciate a casa col panzone perché lui doveva allenarsi, con l’accortezza però (precisiamolo per dovere di cronaca) di tranquillizzarci dicendo di aver lasciato il telefono al Mister così, in caso fosse arrivato il momento fatidico, sarebbe stato rintracciabile, e concentriamoci su come cambia la vita del calciatore di terza categoria quando diventa papà.

Niente di più facile, bastano tre parole: non cambia niente!

La testimonianza di come un calciatore (ma in primis un uomo) non abbia minimamente la percezione di cosa succede in casa quando arriva un piccolo dittatore in fasce (perché diciamocelo chiaramente, sono bellissimi, adorabili, ma sempre di dittatori si tratta) è data da questo aneddoto. Più di una volta si era parlato della possibilità di scrivere qualche altro “articolo” sulla vita accanto al famoso giocatore di terza categoria, e quando, durante la maternità, gli ho proposto di farne uno sul momento in cui il calciatore di cui sopra diventa papà, la risposta è stata: “Si, certo, bella idea. Fallo, tanto adesso hai tempo”.

Ecco. Tanto adesso hai tempo.

La risposta più corretta, ispirandoci all’ambito calcistico (perché noi donne alcune cose sul calcio le sappiamo, sfatiamo sto mito che non conosciamo il fuorigioco perché, udite udite, sappiamo anche dell’esistenza del fuorigioco di rientro), avrebbe dovuto ispirarsi alla testata di Zidane a Materazzi durante i mondiali 2006. E invece no. Perché noi donne, scusate, noi mamme, non solo sappiamo di essere colpevoli di esserci accompagnate con un calciatore di terza categoria, non solo sappiamo di essere colpevoli di aver voluto un’altra persona da accudire, ma siamo dotate di un’autoironia e di una pazienza infinita, e quindi facciamo una risata di fronte a questa risposta…e alla fine scriviamo questo articolo, sul treno mentre andiamo a lavoro. Si, perché mentre per lui “abbiamo tempo” noi siamo anche tornate a lavoro.

Dicevamo che per il nostro amato calciatore non cambia nulla. Gli allenamenti? Sempre due/tre volte a settimana, senza eccezione alcuna.

Le partite? non ne salta una, neanche in trasferta. “Dai, siamo pochi, anzi siamo contati.” Pensate un po’ cari maschietti, noi siamo a casa da sole con questo cosetto indemoniato!

Ma il bello viene quando, visto che si lamenta che è stanco morto perché dorme meno (e lasciamo stare qui le polemiche sul fatto che ci alziamo noi la notte), che è acciaccato (ricordate il “non ce la faccio più a corre appresso a ‘sti ragazzini”?) e tutte le altre lamentele, tu pensi che questo sarà effettivamente, finalmente, inesorabilmente l’ultimo anno sul campo (tesori miei, siete più vicini ai 40 che ai 30), lui riesce ancora una volta a stupirti come non ha mai fatto in vita sua dicendoti questa frase: “Il mister mi ha dato un altro ruolo, qua se corre de meno. Daje che allungo la carriera calcistica de qualche altro anno!”

E lí parte la testata…

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