Il calciatore di terza categoria: il racconto shock di una fidanzata

Di Alexandra Pica

Quintali di maglie sporche da lavare ogni domenica, pasti saltati e uscite rinviate “per campionato in corso”. Il drammatico racconto di una donna che ha scelto di stare vicino a un giocatore di terza categoria.

“Me fa male tutto”, “non ce la faccio più a corre dietro a ‘sti pischelli”, “dobbiamo lavà le divise”, “no, non possiamo andare fuori sto week-end, aspettiamo la sosta del campionato” e, soprattutto: “Questo sicuro è l’ultimo anno che gioco!”

Se anche tu hai sentito e continui a sentire queste frasi vuol dire che:

1. sei la fidanzata/moglie/compagna di un calciatore (nel nostro caso di terza categoria)

2. puoi comprendermi e hai a tutta la mia solidarietà.

Il soggetto

Volendo fare un’analisi approfondita della situazione in cui finiamo per trovarci noi povere fidanzate/mogli/compagne illuse e rassegnate, è bene partire da un punto fermo: il calciatore di terza categoria di per sé è una persona anche positiva. Il problema nasce quando quando incontra altri “pazzoidi” come lui e decide quindi di formare una squadra…

Il meteo

Succede poi che “la passione per il pallone”  porta il giocatore di terza categoria/fidanzato/sposato ad allenarsi e a giocare anche in condizioni meteo per cui tu non metteresti il naso fuori di casa neanche al primo giorno di saldi. Con le stesse le stesse condizioni meteo catastrofiche -tipo “The day after tomorrow”- quando tu proponi di uscire in macchina, la cosa va però in maniera molto diversa. Di farlo uscire non c’è verso….

Le cene

Passione per il pallone che è poi anche la causa di quelle cene notturne, post allenamento, e di tutte quelle serate passate a tavola da sola nell’attesa che torni per mangiare qualcosa che tu ti preoccupi di scaldargli almeno un po’.

Le lavatrici

C’è bisogno di parlare dei quintali di divise, calzettoni, fratini, accappatoi, maglie termiche da lavare?

Il calcio in tv

Non dimentichiamoci delle domeniche pomeriggio a guardare partite della squadra del cuore, ma anche di tutte le partite più importanti del campionato, la Champions, la nazionale, le partite di Coppa Italia e i Mondiali (confesso, i mondiali li seguo anche io). E come dimenticare quando c’è l’anticipo il sabato sera e usciamo a mangiare una pizza con gli amici, e  ti ritrovi a mangiare con le donne del gruppo mentre  i maschi stanno tutto il tempo a guardare la tv!

Il branco

Un’altra caratteristica del giocatore di terza categoria è il senso di responsabilità per l’impegno preso e di  appartenenza alla squadra.  Su questo, effettivamente non possiamo dire nulla, visto che gli uomini fanno gruppo molto più facilmente di noi donne, sanno sempre di cosa parlare (indovinate un po’ di cosa? Vi do un aiutino: niente macchine o donne) e sanno stare insieme in un modo molto più semplice rispetto a noi femminucce.

Evitiamo facili commenti sul fatto che il senso di appartenenza si trasformi in 10 gruppi di Whatsapp che suonano tutto il giorno, tutti i giorni, per scemenze varie, organizzazione partite e allenamenti, commenti alle partite in tv, commenti pre e post partita della squadra e chi più ne ha più ne metta.

Anche senza i piedi buoni?

L’ultimo elemento che fa del vostro uomo un giocatore di terza categoria è la dicotomia talento/voglia di crederci. C’è chi effettivamente è bravo, segna, difende bene, para rigori e punizioni…e poi c’è chi, come dire, sogna e continuerà sempre a sognare di fare un goal, magari tipo quello sulle buste delle figurine Panini. Quest’ultimo tipo, magari non segnerà in rovesciata, farà al massimo un liscione clamoroso davanti la porta, o si inventerà un tiro improbabile che finirà alle stelle invece di un semplice passaggio al compagno lanciato a rete….ma va bene così, non puoi comunque farci nulla.

Quello che conta, nonostante tutto, è la passione, la convinzione di fare qualcosa di bello insieme, quel senso di adrenalina che non dura solo  90 minuti, e il fatto che lo spogliatoio, la panchina, la squadra siano una valvola di sfogo: un momento di condivisione e incontro tra persone di età, esperienze, caratteri e teste completamente diverse.

E poi, alla fine, rassereniamoci amiche….tanto questo è l’ultimo anno che gioca…vero????

 

 

Rispondi