Giordano Pantano – Il terzino siciliano alla conquista dell’Islanda

La storia di Giordano Pantano: dalla primavera della Lazio, al calcio dei “grandi” in Lega Pro, alla scelta di andare a giocare in Islanda.

“Riesco a vivere solo di calcio. Le mie abitudini non sono cambiate per nulla da quando, da giovane, ho giocato nella Primavera della Lazio. In campo cerco sempre di portare l’umiltà che mi ha sempre contraddistinto nella vita, il rispetto per lo staff ed i compagni ma soprattutto per gli avversari. (Giordano Pantano)

 

Gli inizi

Ho iniziato a tirare i primi calci all’età di 5 anni, nell’Aurora Viagrande, una scuola calcio di Catania. Con loro ho fatto tutta la trafila delle giovanili sino ad ad esordire, all’età di 16 anni, in prima squadra, nel campionato di Eccellenza. Nonostante la giovane età sono riuscito subito a farmi notare, attirando l’attenzione di diverse Società professionistiche, tra le quali la Lazio. Quando arrivò l’offerta di quest’ultima, non esitai un attimo ad accettarla. Non potevo credere di poter giocare per la primavera della Lazio!

La primavera con la Lazio

Sono approdato al centro sportivo di Formello ed ho capito subito cosa significava il calcio che “conta”. Vivevo a contatto con i calciatori della prima squadra e potevo usufruire di strutture che fino a quel momento pensavo avevo solo immaginato… Stavo vivendo un sogno!

Ho passato due anni fantastici e grazie all’aiuto di due grandissimi tecnici come Sesena e Bollini, sono cresciuto tantissimo a livello fisico, tecnico ma soprattutto sotto il profilo mentale e tattico

Giocare per la Lazio ogni partita mi dava delle responsabilità, sapevo che avrei dovuto dare sempre il 100%. E poi c’era sempre una sfida diretta con la Roma! “Che ricordi i derby stracittadini, ho ancora i brividi al solo pensiero!”

Sono due le partite che ricordo con più affetto. Senza dubbio il mio primo derby contro la Roma a Formello, che abbiamo vinto 4 a 0, in cui ho dovuto marcare Politano e Caprari. In quella squadra giocavano pure Florenzi e Viviani, era una Roma Primavera molto forte.

Poi la partita Catania – Lazio. Vincemmo 3-4 e fu per me un emozione incredibile poter giocare davanti alla mia gente, nella mia città, sotto gli occhi della mia famiglia!

In quegli anni ho avuto modo di affrontare tanti ragazzi che poi hanno sfondato nel calcio che conta. Quelli che più mi impressionarono, da avversario, sono stati Iago Falque, Caprari, El Sharaawy Alessandro Florenzi.

L’esperienza in Lega Pro

Finita l’avventura con la primavera, nell’agosto del 2013, sono approdato nella Pro Patria, ambiziosa squadra che militava nell’allora Serie C2.

Mi trovai catapultato in un campionato completamente diverso da quello primavera. Trovi gente d’esperienza, dei vecchi “volponi” e devi imparare in fretta a giocare con molta più malizia. Ogni partita era come una finale, ogni errore era fatale, la pressione era maggiore.

Nonostante ciò mi sono subito ambientato e sono riuscito a giocare tutte le partite da titolare ed a vincere anche il campionato al mio primo anno da professionista.

Nelle altre mie esperienze al Sorrento (2014-15), Lucchese e Lumezzane (2015-16) ho collezionato più di 100 presenze. Esperienze importanti ma il mio cuore, i ricordi più belli sono sicuramente quelli della prima stagione con la Pro Patria.

 

La scelta di volare in Islanda

Al termine della stagione con il Lumezzane e dopo aver giocato tutte le partite mi sono ritrovato inspiegabilmente e senza che mi venisse data una ragione, senza contratto. Una promessa di rinnovo mai mantenuta, per poi essere spodestato da un giocatore che veniva impiegato in tutt’altro ruolo. Il calcio italiano, soprattutto nelle serie minori, purtroppo sta andando a rotoli. E’ diventato marcio, inquinato dai troppi interessi. Spesso si tessera un giocatore non perché sia bravo, ma solo perché è il calciatore di un agente che è in stretto contatto con qualche direttore o magari perché è il figlio di chissà chi…

A quel punto, piuttosto di scendere di categoria, mi sentivo pronto a prendere in considerazione l’ipotesi di andare a giocare all’estero. Un giorno il mio procuratore mi annuncia che in Islanda una squadra stava cercando un terzino sinistro. Questo mi bastava, non ho fatto troppe domande ed ho subito accettato. Avevo una grande voglia di tornare subito in campo dopo aver lasciato Lumezzane al termine dei play out, vinti nel 2015.

All’inizio del 2016 comincia così la mia avventura in Islanda. Approdai nel Selfoss, squadra dell’omonima cittadina, situata nel sud dell’Islanda, a circa 30 minuti dalla capitale Reykjavik.

La squadra milita nella seconda serie islandese (la nostra Serie B), che, per valori, corrisponde ad una Lega Pro oppure ad una Serie D di alto livello. Ho trovato una squadra molto giovane con all’interno qualche elemento di esperienza che fa da chioccia. In squadra ci sono, oltre me, anche altri stranieri (spagnoli, americani, canadesi e inglesi) con i quali ho avuto modo di condividere le nostre esperienze calcistiche, farmi raccontare come si vive il calcio nelle loro nazioni. È stata un’emozione indescrivibile, ho dovuto rispolverare velocemente l’inglese per poter comunicare con loro e con gli altri compagni di squadra ed il mister… magari l’anno prossimo per facilitarli imparerò l’islandese, anche se sarà dura!

Sebbene il campionato islandese venga considerato di seconda fascia ho trovato dirigenti seri, preparati, lungimiranti e soprattutto delle strutture all’avanguardia. Il Selfoss è poi una squadra molto ambiziosa e vuole centrare la promozione nella massima serie (Pepsi league) entro i prossimi 2 anni.

L’anno scorso siamo stati la rivelazione del campionato arrivando sesti in campionato ma  centrando la semifinale di Coppa nazionale. Se avessimo raggiunto la finale avremmo addirittura potuto giocarci l’accesso all’Europa League!

Giocare alla pari con squadre blasonate della massima serie ci ha dato grande fiducia e consapevolezza dei nostri mezzi. Per questo ritengo che già da quest’anno potremmo tranquillamente puntare alla promozione  diretta vincendo il campionato.

L’ambiente

Gli islandesi vivono il calcio con tre sentimenti principali: passione, dedizione e fair-play. L’Islanda è una piccola nazione con pochi abitanti ed ovviamente questo non permette di avere chissà quanti tifosi , questo è senza dubbio il lato che manca di più. Avere una tifoseria che ti incita durante una partita è una delle emozioni più belle che esistano nel calcio! D’altro canto sei sicuro che non accadano episodi osceni come tifosi che ti minacciano o tafferugli dentro e fuori dal campo. Nella storia del calcio islandese, infatti, non si sono mai verificati scontri tra tifosi e anche quando le cose vanno male, i giocatori possono vivere tranquillamente. Del resto l’Islanda è una nazione davvero civilissima e tutta da scoprire, la natura e i paesaggi sono unici. Più che una nazione è uno stato d’animo!

Prima delle partite negli spogliatoi si utilizza ascoltare sempre musica ad altissimo volume per caricare i giocatori mentre dopo la gara le squadre organizzano un particolare terzo tempo stile rugby. Una specie di merenda, da consumare tutti insieme e quasi sempre a base di zuppa… molto probabilmente si tratta di una tradizione dovuta al clima molto freddo!

I passi da gigante del calcio in Islanda

All’ultimo Europeo l’Islanda ha fatti grandi cose ma per raggiungere questi risultati la federazione calcistica islandese ha fatto e sta facendo un grandissimo lavoro. L’Islanda dispone  attualmente di un serbatoio a livello giovanile con pochi eguali in Europa ed in più stanno anche iniziando a naturalizzare diversi ragazzi stranieri! A livello giovanile, infatti, stanno facendo molto bene, basti guardare le classifiche dei vari tornei tra nazionali a livello Under.

Il merito va sicuramente dato al fatto sono stati arruolati moltissimi allenatori, per la maggior parte provenienti dalla Spagna. Lavorano sin dalle giovanili sul futsal (calcio a5): palla terra e continui movimenti, un ottimo esercizio sia per la tecnica individuale che per quella collettiva. Stanno cercando di abbinare la naturale prestanza fisica dei giocatori nordici alla tecnica ed al concetto di “tiki-taka” spagnolo. Sulla carta un mix vincente!

Da un paio di anni, poi, sono state messe a disposizione di quasi tutte le Società delle strutture indoor all’avanguardia nelle quali è possibile allenarsi anche durante i periodi freddi, quando i campionati sono solitamente fermi (Autunno ed Inverno).

 

Il calcio: la mia vita

Mi ritengo veramente fortunato di aver fatto della mia passione il mio lavoro. In campo cerco sempre di portare l’umiltà che mi ha sempre contraddistinto nella vita, il rispetto per lo staff ed i compagni ma soprattutto per gli avversari. Fuori dal rettangolo di gioco, cerco sempre di comportarmi da professionista, col sorriso, cordiale e disponibile perché sto facendo quello che amo.

La mia giornata tipo non è cambiata per nulla, da siciliano dico che è cambiato solo il clima ma ormai mi sono temprato al freddo! Dell’Italia, infatti, mi mancano il sole, gli affetti, alcuni amici cari e la famiglia ma non certi personaggi che gravitano attorno a questo ambiente.

L’esperienza che sto vivendo è fantastica e la consiglierei a tutti quanti e se solo ne avessi avuto la possibilità di farlo avrei scelto di andare a giocare all’estero già molti anni prima.

Da quando sono in Islanda ho una miriade di ex compagni di squadra, di conoscenti ed anche sconosciuti che mi hanno iniziato a contattare per chiedere informazioni per venire a giocare in Islanda, anche se, a dire il vero, nessuno finora ha avuto il coraggio di lasciare l’Italia!

Per il futuro la mia volontà è quella di migliorarmi, indipendentemente da quello che sarà il paese in cui giocherò. Se mai ci sarà nuovamente un interessamento da parte di una squadra italiana, un progetto serio, lo prenderò in considerazione! Il mio contratto scade alla fine di questa stagione, la mia intenzione è quella di rimanere in Islanda, ma se non sarò confermato sono pronto sin da ora ad aprire una nuova pagina della mia vita. Asia, America, Australia, Giappone non ho preclusioni, l’importante è trovare un progetto serio, continuare a giocare, a divertirmi, a fare quello che amo nella vita… a giocare a calcio!

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