Chemie Leipzig, gli “scarti della città” che batterono i grandi

di Bellugi

Attualmente milita nella settima divisione del campionato tedesco, eppure lo BSG Chemie Leipzig è forse l’unico club tedesco a poter vantare una storia davvero straordinaria. La sua favola sportiva risale al 1963 quando, rompendo il monopolio delle blasonatissime Karl Marx Stadt e Vorwaerts Berlin, lo Chemie Leipzig -letteralmente “il resto di Lipsia”- getta le basi per la storica vittoria della DDR Oberliga, la massima serie di calcio della Germania Est.

La storia  racconta di una vera e propria impresa messa a segno dai ragazzi che nella stagione ’63-’64 formavano la valorosa banda degli “scarti di Lipsia”. Dopo 16 anni di dominio praticamente ininterrotto delle due squadre di Berlino Est, qualcuno, tra i dirigenti sportivi di Lipsia, decise di porre fine al duopolio composto da Karl Marx Stadt e Vorwaerts Berlin, mettendo insieme una super-formazione composta dai migliori giocatori delle tre società della città. Il club prescelto per contendere il titolo alle due capitoline fu la Sc Leipzig (oggi Fc Lokomotiv). Una decisione, questa, che indebolì enormemente le fila dello Chemie. La squadra, privata dei suoi migliori talenti, si vide così affibbiare il soprannome “il resto di Leipzig” e per settimane portò le stimmate della più sfigata compagine della provincia. Non passò molto, però, che i giovanotti dello Chemie, superando ogni difficoltà, riuscirono nell’impresa di trasformarsi in un gruppo vincente.  Facendo del marchio “scarti di Lipsia” il loro emblema, i giocatori del Chemie, guidati in panchina dal leggendario Alfred Kunze,  surclassarono i rivali del “dream team” e arrivarono a finire la stagione in testa alla classifica della Germania Est. Un’esperienza al di sopra di ogni aspettativa,  durata solamente un anno (lo Chemie sarebbe retrocesso in seconda divisione nel 1971 e di lì sempre più in basso) ma destinata a immortalare per sempre nella storia della città i suoi protagonisti. Ad animare i ragazzi di mister Kunze, all’epoca, c’era “lo spirito del ’64” e oggi, anche se la società milita  in settima divisione, le cose non sono affatto cambiate. Gli incontri dello Chemie sono seguiti ancora  da un pubblico caloroso, che ha sempre dimostrato, generazione dopo generazione, di non aver mai dimenticato i suoi eroi. Parlando del successo del 1964, Bernd Bauchspieß -capocannoniere nel ’59,’60 e ’65- ha detto: “Undici buoni giocatori non sono necessariamente destinati a diventare una buona squadra”. Sembra una banalità, ma è una cosa grandiosa. Soprattutto per chi, come noi, non ha mai indossato la casacca dei primi della classe.

 

Rispondi