Castello, Cellini e i suoi fratelli: la squadra che non dimenticheremo mai

Se sei nato tra gli anni ottanta ed inizio anni ’90 non puoi non aver lasciato il cuore su uno dei tanti Pro Evolution targati Konami. Ci siamo talmente innamorati che conosciamo la formazione base della Master League meglio di quella dell’Italia che ha vinto il mondiale. A tutti quelli che gli scende la lacrimuccia ripensando alle gesta di Capitan Cellini o del bomber Castello, abbiamo pensato di ripercorrere giocatore per giocatore la squadra base della prima Master League, quella di ISS Pro Evolution Soccer 2, quando ancora i nostri beniamini avevano il nome “originale” (Castello e non Castolo ad esempio). Preparate i fazzoletti…

Portieri:

#1. Ivanov – Il nome dell’estremo difensore russo è il primo della lista nella rosa della Master League. Vedendo un numero uno con accanto la bandiera russa il pensiero non può che andare subito a Yashin. Peccato solo che basteranno appena un pugno di presenze, abbondantemente condite da papere disastrose per condannarlo alla fine del connazionale Nigmatullin a Verona.

#12. Kelsen – Il capellone austriaco parte come secondo ma diventa ben presto il titolare inamovibile, più per colpa della tragica inaffidabilità del collega russo che per meriti propri. Ad ogni modo tornerà in panca non appena la società avrà racimolato i soldi necessari a permettersi un Niemi, uno Schmeichel, un Van der Sar o un Chilavert .

Difensori:

#5. Stromer – Il classico difensore svedese: alto, biondo, abbastanza forte fisicamente e di testa. Solido in fase difensiva, discretamente veloce e persino capace di regalare qualche gol da azione di calcio d’angolo. Senza dubbio il miglior centrale della rosa.

#17. Daric – Difensore serbo. Maestro in mediocrità: mediamente basso, mediamente lento, mediamente debole. Praticamente inutile. Da far giocare solo in occasione di un’ecatombe di infortuni e squalifiche.

#4. Valery – L’unico francese simpatico agli italiani era una autentica freccia sulla corsia. Una sorta di Thuram dei poveri che può all’occorrenza essere dirottato sulla fascia e utilizzato come terzino destro grazie alla sua unica buona qualità: la velocità.

#2. Cecil – Roccioso centrale di difesa inglese. Molto simile a Stromer, forma con lo svedese la migliore coppia di centrali possibile. O più probabilmente la meno peggiore. Si dice sia stato la principale fonte d’ispirazione di John Terry.

#13. Vorlander – Poderoso centrale tedesco che svetta a quasi due metri d’altezza. Assolutamente devastante di testa. Come ogni colosso difensivo che si rispetti però è dotato dell’agilità di un bradipo e della velocità di una tartaruga zoppa. Schierarlo contro attaccanti veloci può rivelarsi una mossa più che efficace per essere travolti da una valanga di gol. Un proto-Mertesacker.

#3. Eddington – Stempiato terzino sinistro scozzese, è l’unico giocatore in rosa capace di ricoprire tale ruolo e pertanto la possibilità di schierare la difesa a quattro dipende esclusivamente dal suo stato di forma. Infaticabile, veloce e abile nel cross. Ottimo per sfruttare le doti aeree di Njord o Baroja.

#16. Nachtegall – Terzino destro danese. Come Eddington è l’unico in rosa in grado di ricoprire il proprio ruolo. A differenza del compagno scozzese però non ha qualità di spicco: troppo lento per spingere sulla fascia, incapace nel cross e praticamente inutile in fase difensiva. Destinato a vedere alternarsi nel proprio ruolo i vari Valery, Matt ed Espinas mentre tiene calda la panchina nell’attesa di essere il primo giocatore ad essere ceduto. Si aggiudica con un discreto margine su Ducic/Daric il premio di “Giocatore più inutile della rosa“.

Centrocampisti:

#15. Iorga – Centrocampista rumeno complessivamente mediocre, principalmente utile a far rifiatare capitan Cellini o ad affiancarlo in un modulo con doppio mediano. Unica qualità degna di nota è una potenza di tiro sopra la norma, sfruttabile contro squadre chiuse per cercare il jolly da fuori area.

#8. Cellini – Il Capitano di mille battaglie e l’unico della squadra con le scarpe bianche. Mediano italiano, grande condottiero di mille battaglie, stoico guerriero del centrocampo e rigorista impeccabile. Nonostante l’assenza di statistiche particolarmente alte, in campo si rivela un sapiente mix tra Pirlo, Gattuso e Albertini. Assieme ad Espinas e Castello uno degli ultimi ad essere ceduti, e pure a malincuore. Factotum imprescindibile.

#7. Ximenes – Esterno sinistro spagnolo dotato di discreta velocità e buon dribbling. Tali qualità sono però compensate da una terribile resistenza che gli impedisce di arrivare al novantesimo.

#14. Espinas – L’esterno destro francese è uno dei migliori elementi della squadra: veloce ed inesauribile, formidabile negli inserimenti, dotato di pregevoli abilità balistiche e gran dispensatore di assist. All’occasione capace di destreggiarsi ottimamente anche da ala, mezz’ala, terzino o trequartista. Un Pires versione lite.

#10. Miranda – Trequartista portoghese dotato di tecnica sopraffina. Tanto bello, quanto di cristallo. Ogni 45 minuti era uno strappo muscolare o una rottura al crociato che lo teneva lontano dai campi per mesi. Signore dell’assist, maestro dei calci piazzati, faro della squadra. Praticamente un Rui Costa che ha creduto poco in se stesso.

#6. Harty – Anonimo mediano irlandese. Statisticamente è quasi un gemello di Iorga ma, non potendo contare su un tiro esplosivo come quello del compagno, è destinato a perdere ogni ballottaggio con il rumeno. Eppure a inizio carriera c’era persino chi lo paragonava a Roy Keane. Perso per strada.

#25. Matt, successivamente noto anche come Macco – Promettente esterno di centrocampo gallese dotato di buona velocità. Ottimo per far rifiatare i due esterni titolari o come terzino destro. Erede designato di Giggs nella nazionale dei Dragoni, è caduto nel dimenticatoio dopo l’esplosione di Bale. Sfigato.

#18. Ostwald  – Trequartista tedesco, riserva naturale di Miranda ma che all’occorrenza può giocare anche da punta. Ampiamente capace di risolvere le partite da solo con giocate memorabili se in giornata di grazia, sfrutta ogni altra presenza concessagli adoperandosi nel conquistare premi di “Peggiore in campo“, di cui è avido e geloso collezionista. Pallone d’oro alla discontinuità.

Attaccanti:

#20. Castello – Il classico attaccante brasiliano tutto tecnica e velocità. Stella indiscussa della squadra e idolo dei tifosi. Paragonato a molti suoi connazionali da Romario a Bebeto, fino a Ronaldo, quel che è certo è che in fase di finalizzazione si rivela appena più freddo e preciso di un Robinho d’epoca milanista.

#11. Baroja, successivamente noto anche come Bolatta – Attaccante spagnolo opposto e complementare al compagno brasiliano: estremamente lento e macchinoso nei movimenti ma infallibile cecchino. La mobilità di poco superiore a quella di un cipresso non è comunque sufficiente ad impedirgli di conquistare Scarpe d’oro in successione. Bomber implacabile.

#21. Burchet – Ala australiana estremamente rapida ma disgraziatamente sprovvista di polmoni sin dalla nascita. Come il Forrest Gump dei bei tempi, l’unica qualità in dote rea la corsa prorompente sulla fascia destra. Problemino: i piedi sono quadrati, cross in area forse 1 in 90′ minuti. Se va bene termina il match. A fine primo tempo era costretto alla mascherina d’ossigeno. Se mandato in campo nei minuti finali contro una difesa ormai stanca poteva comunque rivelarsi devastante. Monopolizzatore del premio Julian Ross alla resistenza.

#19. Njord – L’ariete norvegese, alto, forte di testa e non particolarmente malvagio di piede, riesce a ritagliarsi il suo spazio come arma della disperazione per i finali di partita, nella speranza che possa salire in cielo e schiacciare in rete di testa qualche pallone vagante. Cosa che talvolta gli riesce pure. Un Tore André Flo che non ce l’ha fatta.

#9. Huygens – L’attaccante olandese, discretamente veloce e dal buon tiro, parte giocandosi con Baroja il posto di prima punta accanto a Castello. Ballottaggio che perde definitivamente dopo poche giornate, penalizzato da una statura inferiore e da un più scarso fiuto del gol rispetto allo spagnolo. A questo punto il mister prova quindi a reinventarlo seconda punta per far fronte alle sporadiche emergenze di un Castello fuori forma. Anche in questa posizione però non si rivela all’altezza non essendo abbastanza tecnico e agile. Finisce così a fare addirittura da quinta punta, scavalcato persino dagli umili Burchet e Njord. Né pan né focaccia.

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